Diapositiva 1: la rete di avvistamento, segnalazione e difesa dell’arco ionico Il castello di Taranto è un importante presidio nel contesto di un piano di difesa a scala territoriale che si è evoluto nel corso del tempo e che può essere compreso attraverso il riconoscimento di una fitta rete di torri, castelli, maggiori e minori e masserie fortificate. Nell’arco ionico si riconoscono due linee di difesa, una costiera e una di entroterra. La prima è una linea di avvistamento, costituita dalle torri costiere, che sono in relazione tra loro e con i centri abitati. Le torri sono presidiate dai torrieri, che in caso di minaccia allertano la postazione di difesa più vicina. La trasmissione delle informazioni tra le torri avviene per mezzo di segnali uditivi (campane) e / o visivi (fumo). La seconda linea comprende alcuni castelli minori, situati in piccoli centri abitati, in relazione visiva con i centri abitati costieri. Il sistema suddetto interagisce con la corona di castelli intorno alla città di Taranto: Palagiano, Massafra, Crispiano, Montemesola, Grottaglie, Fragagnano, Pulsano. Nel caso di Taranto, il castello è parte di un sistema comprendente le torri di Punta Rondinella e di Capo San Vito, che sorvegliano l’ingresso alla rada di Mar Grande. Queste due torri, come molte altre della costa ionica della Puglia, sono datate al periodo del vicereame spagnolo, il cui apice coincide con le figure di don Pedro de Toledo e di Afan de Ribera. Nel piano di difesa spagnolo Taranto diventa il termiale di un asse difensivo che arriva fino a Brindisi, collegando i castelli di Grottaglie, Francavilla, Latiano e Mesagne. Con la fortificazione di questi siti, si crea un ostacolo alla penetrazione dei Turchi che tentano di invadere la Puglia. In particolar modo, proprio i castelli di Taranto e di Brindisi recano le innovazioni tipiche del periodo dal punto di vista ossidionale, ad esempio le cannoniere di maggiori dimensioni, i merloni, le gettarole, etc. Diapositiva 2: Taranto, il castello e l’isola fortificata Taranto è ubicata su una stretta penisola, composta di roccia calcarea chiamata carparo, che in virtù della sua peculiare orografia è stata sfruttata a fini difensivi già in età arcaica. Le cinte murarie che si sono stratificate si situano sul limite orografico della linea di costa, compresa l’ultima, quella aragonese-spagnola, conservata solo sul lato di Mar Grande e adattata al traffico veicolare. A partire dall’età bizantina sono documentate due porte urbiche. Una, a nordovest, è nota in età moderna come Porta Napoli; consentiva l'accesso alla cittadella. L’altra è la Porta Terranea o Porta Lecce, che tramite un ponte levatoio connette Taranto al Salento. Si tratta dell’accesso meno difendibile della città, perciò si è specializzato in senso difensivo con la costruzione del castello, che già in età sveva guadagna una propria autonomia. Il castello, oggi visibile nella sua configurazione aragonese-spagnola, è sopravvissuto alle demolizioni postunitarie, a parte il torrione di Sant’Angelo, demolito per far posto al nuovo ponte girevole. Il rapporto diretto con il mare è mediato dalla banchina del canale navigabile; il fossato è stato ridimensionato, ma è ancora leggibile come un elemento che definisce il rapporto del monumento con la città fortificata. Diapositiva 3: rilievi metrici a piano banchina e piano piazza d’armi La Storia e il Rilievo hanno rappresentato il momento propedeutico al progetto di restauro, che non può fare a meno della fase conoscitiva. Il contributo della Storia dell’Architettura è stato decisivo ai fini della comprensione dell’evoluzione del castello: lo studio delle fonti documentarie ha permesso la formulazione di ipotesi sulle fasi costruttive e sulle trasformazioni intercorse nel tempo, verificate di volta in volta attraverso un confronto diretto con l’opera da tutelare.
L'INCASTELLAMENTO IN TERRA D'OTRANTO. IL CASO DI STUDIO DEL CASTELLO ARAGONESE DI TARANTO.
DICIOLLA, LAURA
2019/2020
Abstract
Diapositiva 1: la rete di avvistamento, segnalazione e difesa dell’arco ionico Il castello di Taranto è un importante presidio nel contesto di un piano di difesa a scala territoriale che si è evoluto nel corso del tempo e che può essere compreso attraverso il riconoscimento di una fitta rete di torri, castelli, maggiori e minori e masserie fortificate. Nell’arco ionico si riconoscono due linee di difesa, una costiera e una di entroterra. La prima è una linea di avvistamento, costituita dalle torri costiere, che sono in relazione tra loro e con i centri abitati. Le torri sono presidiate dai torrieri, che in caso di minaccia allertano la postazione di difesa più vicina. La trasmissione delle informazioni tra le torri avviene per mezzo di segnali uditivi (campane) e / o visivi (fumo). La seconda linea comprende alcuni castelli minori, situati in piccoli centri abitati, in relazione visiva con i centri abitati costieri. Il sistema suddetto interagisce con la corona di castelli intorno alla città di Taranto: Palagiano, Massafra, Crispiano, Montemesola, Grottaglie, Fragagnano, Pulsano. Nel caso di Taranto, il castello è parte di un sistema comprendente le torri di Punta Rondinella e di Capo San Vito, che sorvegliano l’ingresso alla rada di Mar Grande. Queste due torri, come molte altre della costa ionica della Puglia, sono datate al periodo del vicereame spagnolo, il cui apice coincide con le figure di don Pedro de Toledo e di Afan de Ribera. Nel piano di difesa spagnolo Taranto diventa il termiale di un asse difensivo che arriva fino a Brindisi, collegando i castelli di Grottaglie, Francavilla, Latiano e Mesagne. Con la fortificazione di questi siti, si crea un ostacolo alla penetrazione dei Turchi che tentano di invadere la Puglia. In particolar modo, proprio i castelli di Taranto e di Brindisi recano le innovazioni tipiche del periodo dal punto di vista ossidionale, ad esempio le cannoniere di maggiori dimensioni, i merloni, le gettarole, etc. Diapositiva 2: Taranto, il castello e l’isola fortificata Taranto è ubicata su una stretta penisola, composta di roccia calcarea chiamata carparo, che in virtù della sua peculiare orografia è stata sfruttata a fini difensivi già in età arcaica. Le cinte murarie che si sono stratificate si situano sul limite orografico della linea di costa, compresa l’ultima, quella aragonese-spagnola, conservata solo sul lato di Mar Grande e adattata al traffico veicolare. A partire dall’età bizantina sono documentate due porte urbiche. Una, a nordovest, è nota in età moderna come Porta Napoli; consentiva l'accesso alla cittadella. L’altra è la Porta Terranea o Porta Lecce, che tramite un ponte levatoio connette Taranto al Salento. Si tratta dell’accesso meno difendibile della città, perciò si è specializzato in senso difensivo con la costruzione del castello, che già in età sveva guadagna una propria autonomia. Il castello, oggi visibile nella sua configurazione aragonese-spagnola, è sopravvissuto alle demolizioni postunitarie, a parte il torrione di Sant’Angelo, demolito per far posto al nuovo ponte girevole. Il rapporto diretto con il mare è mediato dalla banchina del canale navigabile; il fossato è stato ridimensionato, ma è ancora leggibile come un elemento che definisce il rapporto del monumento con la città fortificata. Diapositiva 3: rilievi metrici a piano banchina e piano piazza d’armi La Storia e il Rilievo hanno rappresentato il momento propedeutico al progetto di restauro, che non può fare a meno della fase conoscitiva. Il contributo della Storia dell’Architettura è stato decisivo ai fini della comprensione dell’evoluzione del castello: lo studio delle fonti documentarie ha permesso la formulazione di ipotesi sulle fasi costruttive e sulle trasformazioni intercorse nel tempo, verificate di volta in volta attraverso un confronto diretto con l’opera da tutelare.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14253/81953