Il progetto di ricerca si inserisce nel campo della progettazione/costruzione dell’architettura, fino a giungere ad un’indagine delle trasformazioni del paesaggio e si pone in continuità con le ricerche svolte in precedenti laboratori di laurea che hanno interessato architetture situate nella regione del centro Europa di cultura germanica. In questo caso è rivolto alle architetture di Emil Steffann (1899-1968) e Dom Hans van der Laan (1904-1991), due architetti della seconda metà del ‘900 segnati da una adesione/appartenenza a due ordini monastici, dalla cui regola hanno saputo riconoscere una estetica e, quindi, una cultura nel lavoro. La ricerca è incentrata sul tema della trasformazione del paesaggio naturale (Landschaftsordnung) attraverso la costruzione urbana degli edifici che compongono lo spazio monastico (Stadtbaukunst). Paesaggio e città, forme insediative e forme naturali entrano in rapporto nella costruzione di queste architetture, generate dalla loro educazione alla sapienza costruttiva e alla bellezza. Una esperienza di vita e una profondità di pensiero accomunano Steffann e van der Laan. Solo in apparenza la certosa e il monastero rappresentano due modelli anti-urbani, posti fuori dalla città. In realtà essi sono un archetipo della città stessa, che si fonda su un riferimento senza tempo, la cui conoscenza è utile per riavviare una fertile riflessione sulle ricorrenti relazioni tra città e natura, tra luoghi dell’assemblea e spazi individuali della meditazione, ecc. La sacralità della certosa, del convento e del monastero è sancita dall’essenziale ordinamento delle parti attorno allo spazio chiuso della chiesa e ai chiostri, ai cortili interni, racchiusi dall’elemento originario del recinto murario. I chiostri e i cortili sono i luoghi in cui cielo e terra si uniscono; gli alloggi acquistano una misura, l’aula liturgica e la torre campanaria dominano lo spazio pubblico, il recinto definisce il rapporto di chiusura e apertura dallo spazio esterno dei boschi e della radura: con questi elementi Steffann e van der Laan riportano l’architettura ai suoi valori essenziali, attraverso l’essenzialità originaria delle sue forme costruite. Tre sono le opere che si vorrebbe osservare e analizzare per coglierne gli aspetti costituivi. 1. Emil STEFFANN: Certosa di MARIENAU – BAD WURZACH/ (1962-64), Germania. 2. Hans VAN DER LAAN: Convento a WAASMUNSTER-ROOSENBERG (1972-75), Belgio. 3. Hans VAN DER LAAN: Ampliamento del Monastero di VAALS (1972-78), Olanda.
Il progetto di ricerca si inserisce nel campo della progettazione/costruzione dell’architettura, fino a giungere ad un’indagine delle trasformazioni del paesaggio e si pone in continuità con le ricerche svolte in precedenti laboratori di laurea che hanno interessato architetture situate nella regione del centro Europa di cultura germanica. In questo caso è rivolto alle architetture di Emil Steffann (1899-1968) e Dom Hans van der Laan (1904-1991), due architetti della seconda metà del ‘900 segnati da una adesione/appartenenza a due ordini monastici, dalla cui regola hanno saputo riconoscere una estetica e, quindi, una cultura nel lavoro. La ricerca è incentrata sul tema della trasformazione del paesaggio naturale (Landschaftsordnung) attraverso la costruzione urbana degli edifici che compongono lo spazio monastico (Stadtbaukunst). Paesaggio e città, forme insediative e forme naturali entrano in rapporto nella costruzione di queste architetture, generate dalla loro educazione alla sapienza costruttiva e alla bellezza. Una esperienza di vita e una profondità di pensiero accomunano Steffann e van der Laan. Solo in apparenza la certosa e il monastero rappresentano due modelli anti-urbani, posti fuori dalla città. In realtà essi sono un archetipo della città stessa, che si fonda su un riferimento senza tempo, la cui conoscenza è utile per riavviare una fertile riflessione sulle ricorrenti relazioni tra città e natura, tra luoghi dell’assemblea e spazi individuali della meditazione, ecc. La sacralità della certosa, del convento e del monastero è sancita dall’essenziale ordinamento delle parti attorno allo spazio chiuso della chiesa e ai chiostri, ai cortili interni, racchiusi dall’elemento originario del recinto murario. I chiostri e i cortili sono i luoghi in cui cielo e terra si uniscono; gli alloggi acquistano una misura, l’aula liturgica e la torre campanaria dominano lo spazio pubblico, il recinto definisce il rapporto di chiusura e apertura dallo spazio esterno dei boschi e della radura: con questi elementi Steffann e van der Laan riportano l’architettura ai suoi valori essenziali, attraverso l’essenzialità originaria delle sue forme costruite. Tre sono le opere che si vorrebbe osservare e analizzare per coglierne gli aspetti costituivi. 1. Emil STEFFANN: Certosa di MARIENAU – BAD WURZACH/ (1962-64), Germania. 2. Hans VAN DER LAAN: Convento a WAASMUNSTER-ROOSENBERG (1972-75), Belgio. 3. Hans VAN DER LAAN: Ampliamento del Monastero di VAALS (1972-78), Olanda.
Colonia II - Aedificare civitatem dei
MANCA, ALBERTO
2016/2017
Abstract
Il progetto di ricerca si inserisce nel campo della progettazione/costruzione dell’architettura, fino a giungere ad un’indagine delle trasformazioni del paesaggio e si pone in continuità con le ricerche svolte in precedenti laboratori di laurea che hanno interessato architetture situate nella regione del centro Europa di cultura germanica. In questo caso è rivolto alle architetture di Emil Steffann (1899-1968) e Dom Hans van der Laan (1904-1991), due architetti della seconda metà del ‘900 segnati da una adesione/appartenenza a due ordini monastici, dalla cui regola hanno saputo riconoscere una estetica e, quindi, una cultura nel lavoro. La ricerca è incentrata sul tema della trasformazione del paesaggio naturale (Landschaftsordnung) attraverso la costruzione urbana degli edifici che compongono lo spazio monastico (Stadtbaukunst). Paesaggio e città, forme insediative e forme naturali entrano in rapporto nella costruzione di queste architetture, generate dalla loro educazione alla sapienza costruttiva e alla bellezza. Una esperienza di vita e una profondità di pensiero accomunano Steffann e van der Laan. Solo in apparenza la certosa e il monastero rappresentano due modelli anti-urbani, posti fuori dalla città. In realtà essi sono un archetipo della città stessa, che si fonda su un riferimento senza tempo, la cui conoscenza è utile per riavviare una fertile riflessione sulle ricorrenti relazioni tra città e natura, tra luoghi dell’assemblea e spazi individuali della meditazione, ecc. La sacralità della certosa, del convento e del monastero è sancita dall’essenziale ordinamento delle parti attorno allo spazio chiuso della chiesa e ai chiostri, ai cortili interni, racchiusi dall’elemento originario del recinto murario. I chiostri e i cortili sono i luoghi in cui cielo e terra si uniscono; gli alloggi acquistano una misura, l’aula liturgica e la torre campanaria dominano lo spazio pubblico, il recinto definisce il rapporto di chiusura e apertura dallo spazio esterno dei boschi e della radura: con questi elementi Steffann e van der Laan riportano l’architettura ai suoi valori essenziali, attraverso l’essenzialità originaria delle sue forme costruite. Tre sono le opere che si vorrebbe osservare e analizzare per coglierne gli aspetti costituivi. 1. Emil STEFFANN: Certosa di MARIENAU – BAD WURZACH/ (1962-64), Germania. 2. Hans VAN DER LAAN: Convento a WAASMUNSTER-ROOSENBERG (1972-75), Belgio. 3. Hans VAN DER LAAN: Ampliamento del Monastero di VAALS (1972-78), Olanda.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14253/72576