Il recupero conservativo è una tecnica di progettazione che si pone come obiettivo la conservazione del patrimonio culturale esistente, preservandone i valori storici, artistici e architettonici degli edifici sui quali interviene. Questo tipo di approccio si differenzia dal restauro “estetico”, che si concentra maggiormente sulla ricostruzione dell’aspetto originale dell’edificio; il recupero conservativo, invece, cerca di preservare la storia e le tracce del passato dell’edificio, senza cancellarne gli interventi e le modifiche avvenute nel corso degli anni e al tempo stesso cerca di soddisfare le moderne esigenze di utilizzo del manufatto senza alterare le principali articolazioni dello spazio. Il rispetto di tali caratteristiche rappresenta tuttavia una sfida per l’ingegneria moderna in quanto i professionisti si ritrovano a progettare interventi che siano al tempo stesso rispettosi dei valori architettonici e storici del patrimonio edilizio in oggetto, riducendone il numero a pochi ma essenziali, che siano reversibili e rispettosi dei requisiti normativi moderni. La sfida è tutt’altro che semplice e molto spesso ci si ritrova a scendere a compromessi pur di rispettare i principi sopracitati; è quello che ci si propone di fare nella presente tesi in cui, prendendo come esempio il caso studio della fortezza Svevo-Angioina di Lucera (FG), si cercherà di trovare una o più soluzioni tecniche al grave quadro deformativo che la interessa, focalizzando l’attenzione alla zona interessata da moti franosi del versante prospiciente la cortina sud della fortezza che, allo stato dei luoghi, risulta inclinata di circa 6° rispetto alla verticale a causa, probabilmente, dello scorrimento del versante. L’obiettivo finale sarà quello di individuare, tra le soluzioni proposte, quella che rispecchi maggiormente i principi di minimo intervento, che soddisfi le esigenze della Sovrintendenza ai Beni Culturali e che sia economicamente vantaggiosa sia nella realizzazione che nella reversibilità dell’intervento stesso. Si partirà con l’analizzare più nel dettaglio quali possano essere le problematiche riscontrate da un professionista che si interfaccia con gli interventi di recupero di patrimonio edilizio esistente di spiccata rilevanza dal punto di vista storico, artistico e culturale; partendo dalla definizione di monumento, si tenterà di spiegare i motivi per cui si debba effettuare il recupero dell’opera e successivamente capire come farlo; verranno presi in considerazione alcuni aspetti critici delle normative vigenti e degli strumenti da essi messi a disposizione; di seguito verranno illustrati alcuni esempi di interventi di recupero conservativo realizzati negli ultimi decenni, analizzandone pregi e difetti; infine verrà presentato il caso studio della fortezza Svevo-Angioina di Lucera di cui verrà esposto dapprima l’approccio metodologico al suo recupero a caratteri generali e dopo un breve excursus storico sugli interventi di cui è stata oggetto nel passato, affinché si abbia un punto di partenza per le ipotesi alla base del modello strutturale, verrà analizzato lo stato di fatto sia dal punto di vista sia qualitativo (analisi visiva) che quantitativo (indagini e prove sui materiali) e si effettueranno di conseguenza le dovute verifiche alla luce delle vigenti normative tecniche delle costruzioni, per poi valutare alcune possibili soluzioni, scelte opportunamente in maniera tale da rispecchiare i principi di minimo intervento, la sostenibilità ambientale ed economica, ed una possibile rifunzionalizzazione, cercando di non ignorare quelle che sono le esigenze della Sovrintendenza ai beni culturali.
LA COMPLESSITÀ DEL RECUPERO DEI BENI CULTURALI – IL CASO STUDIO DELLA FORTEZZA SVEVO ANGIOINA DI LUCERA
CENSI, UMBERTO LIVIO
2024/2025
Abstract
Il recupero conservativo è una tecnica di progettazione che si pone come obiettivo la conservazione del patrimonio culturale esistente, preservandone i valori storici, artistici e architettonici degli edifici sui quali interviene. Questo tipo di approccio si differenzia dal restauro “estetico”, che si concentra maggiormente sulla ricostruzione dell’aspetto originale dell’edificio; il recupero conservativo, invece, cerca di preservare la storia e le tracce del passato dell’edificio, senza cancellarne gli interventi e le modifiche avvenute nel corso degli anni e al tempo stesso cerca di soddisfare le moderne esigenze di utilizzo del manufatto senza alterare le principali articolazioni dello spazio. Il rispetto di tali caratteristiche rappresenta tuttavia una sfida per l’ingegneria moderna in quanto i professionisti si ritrovano a progettare interventi che siano al tempo stesso rispettosi dei valori architettonici e storici del patrimonio edilizio in oggetto, riducendone il numero a pochi ma essenziali, che siano reversibili e rispettosi dei requisiti normativi moderni. La sfida è tutt’altro che semplice e molto spesso ci si ritrova a scendere a compromessi pur di rispettare i principi sopracitati; è quello che ci si propone di fare nella presente tesi in cui, prendendo come esempio il caso studio della fortezza Svevo-Angioina di Lucera (FG), si cercherà di trovare una o più soluzioni tecniche al grave quadro deformativo che la interessa, focalizzando l’attenzione alla zona interessata da moti franosi del versante prospiciente la cortina sud della fortezza che, allo stato dei luoghi, risulta inclinata di circa 6° rispetto alla verticale a causa, probabilmente, dello scorrimento del versante. L’obiettivo finale sarà quello di individuare, tra le soluzioni proposte, quella che rispecchi maggiormente i principi di minimo intervento, che soddisfi le esigenze della Sovrintendenza ai Beni Culturali e che sia economicamente vantaggiosa sia nella realizzazione che nella reversibilità dell’intervento stesso. Si partirà con l’analizzare più nel dettaglio quali possano essere le problematiche riscontrate da un professionista che si interfaccia con gli interventi di recupero di patrimonio edilizio esistente di spiccata rilevanza dal punto di vista storico, artistico e culturale; partendo dalla definizione di monumento, si tenterà di spiegare i motivi per cui si debba effettuare il recupero dell’opera e successivamente capire come farlo; verranno presi in considerazione alcuni aspetti critici delle normative vigenti e degli strumenti da essi messi a disposizione; di seguito verranno illustrati alcuni esempi di interventi di recupero conservativo realizzati negli ultimi decenni, analizzandone pregi e difetti; infine verrà presentato il caso studio della fortezza Svevo-Angioina di Lucera di cui verrà esposto dapprima l’approccio metodologico al suo recupero a caratteri generali e dopo un breve excursus storico sugli interventi di cui è stata oggetto nel passato, affinché si abbia un punto di partenza per le ipotesi alla base del modello strutturale, verrà analizzato lo stato di fatto sia dal punto di vista sia qualitativo (analisi visiva) che quantitativo (indagini e prove sui materiali) e si effettueranno di conseguenza le dovute verifiche alla luce delle vigenti normative tecniche delle costruzioni, per poi valutare alcune possibili soluzioni, scelte opportunamente in maniera tale da rispecchiare i principi di minimo intervento, la sostenibilità ambientale ed economica, ed una possibile rifunzionalizzazione, cercando di non ignorare quelle che sono le esigenze della Sovrintendenza ai beni culturali.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14253/70142