Il presente lavoro di tesi si propone di indagare il ruolo e le peculiarità costruttive dei trasformatori di potenza installati a bordo delle fregate multimissione, evidenziando le criticità operative che impongono requisiti profondamente diversi rispetto alle tradizionali applicazioni civili. Partendo da una disamina del quadro normativo che regola la sicurezza e i collaudi degli impianti elettrici navali, l'elaborato esplora le stringenti direttive applicabili ai sistemi di conversione di energia per le unità militari. L'analisi approfondisce quindi gli accorgimenti progettuali necessari per garantire l'assoluta affidabilità in ambiente marino, affrontando le sfide poste da sollecitazioni estreme quali vibrazioni, shock meccanici e atmosfere saline, unitamente alla necessità di gestire in sicurezza le correnti di guasto. In tale contesto, il cuore della trattazione propone un confronto critico tra i trasformatori con raffreddamento ad aria, predominanti in ambito navale, e le macchine immerse in olio, tipiche dell'uso civile per le alte potenze. Integrando la letteratura tecnica con le reali necessità dell'ingegneria navale, si argomenta come l'impiego dell'aria consenta di eliminare le complessità legate alla gestione del fluido dielettrico, mitigando drasticamente i rischi operativi all'interno degli angusti spazi di macchina. Lo studio correla inoltre la scelta del mezzo di raffreddamento alle strategie di protezione di bordo, mostrando come questa influisca sulla selettività degli interruttori, sulla rilevazione dei surriscaldamenti e sull'invecchiamento termico degli isolanti. Si dimostra, infine, che pur accettando compromessi in termini di efficienza e densità di potenza, la tecnologia a secco rappresenta la soluzione ottimale per soddisfare i rigorosi vincoli di sicurezza, manutenibilità e survivability richiesti da un'unità militare.
TRASFORMATORI DI UNA FREGATA MULTI-MISSIONE
AMENDOLA, MARCO
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di tesi si propone di indagare il ruolo e le peculiarità costruttive dei trasformatori di potenza installati a bordo delle fregate multimissione, evidenziando le criticità operative che impongono requisiti profondamente diversi rispetto alle tradizionali applicazioni civili. Partendo da una disamina del quadro normativo che regola la sicurezza e i collaudi degli impianti elettrici navali, l'elaborato esplora le stringenti direttive applicabili ai sistemi di conversione di energia per le unità militari. L'analisi approfondisce quindi gli accorgimenti progettuali necessari per garantire l'assoluta affidabilità in ambiente marino, affrontando le sfide poste da sollecitazioni estreme quali vibrazioni, shock meccanici e atmosfere saline, unitamente alla necessità di gestire in sicurezza le correnti di guasto. In tale contesto, il cuore della trattazione propone un confronto critico tra i trasformatori con raffreddamento ad aria, predominanti in ambito navale, e le macchine immerse in olio, tipiche dell'uso civile per le alte potenze. Integrando la letteratura tecnica con le reali necessità dell'ingegneria navale, si argomenta come l'impiego dell'aria consenta di eliminare le complessità legate alla gestione del fluido dielettrico, mitigando drasticamente i rischi operativi all'interno degli angusti spazi di macchina. Lo studio correla inoltre la scelta del mezzo di raffreddamento alle strategie di protezione di bordo, mostrando come questa influisca sulla selettività degli interruttori, sulla rilevazione dei surriscaldamenti e sull'invecchiamento termico degli isolanti. Si dimostra, infine, che pur accettando compromessi in termini di efficienza e densità di potenza, la tecnologia a secco rappresenta la soluzione ottimale per soddisfare i rigorosi vincoli di sicurezza, manutenibilità e survivability richiesti da un'unità militare.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14253/110359